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La lettera è datata nell'anno 27 a.C. e da essa si può desumere che i lavori di costruzione dell'opera erano appena iniziati. Probabilmente la realizzazione dell'acquedotto fu sospesa e ripresa successivamente sotto Augusto imperatore il quale fondò la colonia del Volturno conosciuta con il nome di Iulia Augusta Venafrum. Le stesse acque del fiume che venivano captate dall'acquedotto presero il nome di Acquae Iuliae.
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Planimetria generale dell'Acquedotto (F. Frediani)
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L'Acquedotto in località Rio Chiaro
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L'intero condotto aveva una lunghezza complessiva di 31 km, nel territorio di Colli si trovano tutt'oggi le principali tracce dei cunicoli, alcuni dei quali ancora ispezionabili, dei serbatoi, dei pozzi e degli speca. Il termine specum indicava il traforo necessario allorchè il cunicolo si imbatteva in pareti rocciose. E' interessante notare come questi tratti degli speca abbiano offerto il toponimo alle località ove essi si resero necessari; Ad esempio presso Colli si trova il ponte Sbieco sul Volturno in corrispondenza di uno "specum" dell'acquedotto praticato nella viva roccia, risulta plausibile l'ipotesi che il nome "spieco" e "sbieco" siano una contrazione del termine latino "specum".
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Veduta interna dell'Acquedotto
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All'interno dell'acquedotto, nel tratto del Rio Chiaro, si è potuto constatare che il cunicolo possedeva, a tratti, pozzi e camere di areazione. Queste camere assumono anche la dimensione di un labirinto e si collegano in alcuni tratti con la superficie del suolo sovrastante mediante piccole e strette gradinate. Al corredo idraulico del cunicolo vanno aggiunti serbatoi e pozzi d'espurgo. Essi venivano collocati nei terreni prossimi alla città; vi si raccoglievano le acque limacciose per consentire che alla destinazione giungessero acque limpide e pure. Un esempio di tale pozzo si trova sul territorio di Colli in località Valleporcina.
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L'acquedotto non serviva solo Venafro, alcune fistulae rinvenute presso Castiglioni, frazione di Colli ,hanno rivelato che anche i villici disseminati lungo il percorso dell'opera attingevano vi si approvvigionavano. Le fistulae, in piombo o terracotta, venivano collegate ai serbatoi chiamati "castella". La manutenzione, la salvaguardia e l'uso delle "Acquae Iuliae", venivano regolate da un decreto imperiale scolpito su pietra e chiamato Tabula Aquaria. Presso il museo civico di Venafro e presso la badia di s. Vincenzo al Volturno sono conservati due esemplari di questa tavola. Da quanto si può rilevare dalla "Tabula Acquaria" di Venafro, gli utenti delle "Acquae Iuliae" dovevano attenersi a norme ben precise come ad esempio il pagamento di un dazio. Gli articoli due e tre del decreto imperiale stabiliscono che i proprietari dei terreni attraversati dal cunicolo erano tenuti a lasciarli incolti per otto piedi a destra ed otto piedi a sinistra. I magistrati addetti alla sorveglianza e manutenzione dell'acquedotto ritennero di far riassumere la legge degli otto piedi su tanti cippi d'avviso collocati lungo tutto il percorso dell'opera, dalle sorgenti del Volturno fino a Venafro. Il territorio di Colli è particolarmente ricco di questi cippi alcuni dei quali si trovano murati in costruzioni rurali ed altri sono conservati nel lapidario civico di Isernia e nel museo di Venafro. Sui cippi d'avviso, tutt'ora esistenti nell'agro collese, si legge chiaramente il seguente testo :
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IUSSU CAESARI AUGUSTI IMP. CIRCA EUM RIVOM QUI ACQUAE DUCENDAE CAUSA FACTUS EST OCTONOS PED. AGER DEXTRA SINISTRAQUE VACUUSERZLICTUS EST
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La Pro-Loco ha in animo di recuperare i tre cippi esportati a Venafro ed Isernia e di realizzare, in collaborazione con la Soprintendenza ai beni artistici ed archeologici del Molise, un museo civico in cui custodire questi ed altri reperti rinvenuti sul territorio.
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