“IL MIO PAESE”

Raccontato da Francesco Visco

 

Il mio paese si chiama Colli a Volturno perché è nato su un colle e ai suoi piedi scorre il fiume Volturno.

Io sono nato qui nel lontano 1933 e vi racconterò tutto quello che so.

Incominciamo dagli abitanti che erano per la maggior parte contadini e ,poi, negozianti, commercianti e artigiani; vi era poi la parte nobile del paese rappresentata dalle famiglie De Iorio,D’Amico e Morelli,

 la parte dei professionisti,dottori,avvocati e notai e il simpatico prete don Romeo.Il paese era piccolo e conteneva circa mille anime; ci conoscevamo quasi tutti maggiormente con i soprannomi,tanto per fare qualche esempio                               

 vi erano i Masciuotti,famiglie di macellai,gli Uascio,osti e cantinieri,gliScarpaleggia,pescatori di trote e così via.     La parte vecchia del paese si trova sul colle e,anticamente,la vita si svolgeva lassù,come in un castello con tre porte che,di notte,venivano chiuse. Successivamente,il paese si è sviluppato nella parte bassa ,dove sono sorti negozi e botteghe,fra questi vi era la rivendita di sale e tabacchi di mio nonno Sabatino Bernardo, questa, a detta di mia madre,era anche Caffè e ristoro per i carrettieri mattinieri di passaggio.

A Colli fu dato l’ appellativo di “piccola Parigi” perchè aveva molti bei negozi,dagli alimentari dei Campellone e degli Iannitelli a quello di tessuti e abbigliamento, con le vetrine di esposizione illuminate , di mio padre Remigio Visco,un altro negozio importante era quelli dei D’Alfonso che gestivano anche il forno del pane,in concorrenza con quello degli Iannitelli;vi era anche un elegante negozio di scarpe di Abramo Mastroianni e,infine,i lussuosi bar di Antonio Lombardi e Michele de Blasio e i ristoranti La Pergola e il Volturno .

Colli aveva anche la banda musicale il cui maestro si chiamava Fiore e,per quello che so, mio padre suonava la grancassa.

In piazza S. Leonardo,vi era una bella fontana monumentale, in pietra lavorata con la scritta “Nell’anno II di Roma capitale” (1862).In un angolo della piazza vi era un grande albero di lucina ,a forma di ombrello.

Le feste religiose si celebravano a S. Antonio,il tredici giugno e il due e tre settembre a S. Antonino, con solenni processioni con rinomate bande  musicali e fuochi d’artificio. In seguito,dal 1960 in poi le bande furono sostituite dalle orchestre con i cantanti;tra i più famosi,ricordo Claudio Villa, Miranda Martino,Aurelio Fierro e Ornella Vanoni. In quegli anni anche le manifestazioni sportive furono molto interessanti;fra l’altro ricordo che Colli disputò il campionato di calcio di promozione e,nel ciclismo,si affermò anche in campo nazionale,il campioncino collese Domenico Marzullo.

 Anche le fiere erano tante:il 1°marzo la fiera di S. Albino,il 5 aprile la fiera di S. Vincenzo, il trenta e il trentuno luglio la fiera di S. Emidio ed infine la fiera di S. Leonardo dal 1° al 6 novembre;le più grandi erano quelle di S. Emidio e S. Leonardo ricche di merci e di bestiame. Alcune delle fiere,anche se in forma ridotta,esistono ancora,

Una tradizione che esiste ancora è la festa di S. Antonio Abate,il diciassette gennaio;un gruppo di persone vestite da frate, vanno  in giro per il paese cantando e suonando le orazioni. Un’altra tradizione era la “tuzza” un gioco che si faceva in casa,con le uova ,durante la quaresima. Molto gustosa è la frittata di Pasqua farcita di interiora di agnello e altrettanto squisiti sono i “torcinelli” di Natale sia dolci che salati. E, per restare in tema di arte culinaria,ricordo i famosi biscotti di zia Marietana,una simpatica vecchietta che si intendeva molto di cucina,tanto è vero che alle feste di matrimonio,che allora si facevano in casa,lei era la “capo-cuoca”.

A proposito di matrimoni,ricordo che,all’uscita degli sposi dalla chiesa,e lungo il percorso fino alla casa dello sposo,venivano buttati i confetti da amici e parenti e noi ragazzini facevamo a gara a raccoglierli;gli sposi ,poi,a loro volta,buttavano dal balcone di casa tanti confetti.

Alla domenica,sempre in casa,si organizzavano delle belle serate danzanti che erano delle piacevoli occasioni di incontro tra ragazzi e ragazze. Altro divertimento per i giovani erano i giochi di strada che si protraevano,specialmente in estate fino a tarda sera.

Nei giorni di festa e la domenica,si vendeva in piazza il gelato fatto manualmente e veniva usata,come ghiaccio, la neve delle Mainardi  conservata in sacchi di tela con la paglia.

Anche gli artigiani erano bravi : un buon fabbro era Cesare Spada e degli ottimi sarti erano Remigio Visco,mio padre,e Ettore Santilli.

Colli ha quattro frazioni.Valloni, Casali ,Cerreto e S. Giusta .la più grande è Valloni.

Prima della seconda guerra mondiale,all’epoca del fascismo,vi era il podestà nella persona dell’ingegnere Ruggiero de Iorio;dopo la guerra iniziò l’era democratica,le prime elezioni furono vinte dalla lista della “spiga”e il primo sindaco fu Ettore Visco. Successivamente le elzioni furono vinte dalla lista della D.C. e il sindaco fu Roberto de Iorio; la campagna elettorale, in entrambi i casi,fu abbastanza accesa.

Dal 1943 al 1945,ci fu il periodo della guerra,molto triste,scarseggiavano i viveri e c’era il rischio di morire perché, a poca distanza da Colli, sul monte Marrone,vi era il fronte di guerra. Tra gli alleati vi erano di tutte le razze:americani,inglesi,francesi,polacchi,marocchini,cinesi.

A Colli vi era il comando di guerra,ed io che avevo fra i dieci e i dodici anni, ho visto il re Vittorio Emanuele III,il principe Umberto,i generali De Gaul e Girot che venivano a far visita al comando militare.

Tutto questo fino a quando sono stato a Colli,dal 1933 al 1968,dopo ,Colli,ha continuato a vivere sempre con civiltà e progresso fino ad oggi,anche dopo aver subito il terremoto del1984.

Questa è la storia del mio bel paese che ricordo con gran piacere.

 

                                                                      Francesco Visco (Checchino)